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La decolonizzazione tra vecchi e nuovi problemi.

19 . Dalla decolonizzazione al sottosviluppo.

Da: G. Mammarella, La storia dei nostri anni. Fatti Idee Problemi dal
1939 ad oggi, G. D'Anna, Messina-Firenze, 1987 .

I paesi del terzo mondo, nonostante la decolonizzazione, non
riuscirono a sottrarsi all'influsso delle superpotenze e videro in
gran parte accentuate le loro condizioni di arretratezza e di
sottosviluppo. Questo sostiene lo studioso di storia contemporanea
Giuseppe Mammarella nel seguente passo, ricordando come "le
conseguenze del lungo retaggio coloniale" riemersero "sul piano delle
dipendenze e dello sfruttamento economico dei paesi pi ricchi e pi
avanzati nei confronti dei pi deboli".

Parallelamente alla decolonizzazione e come principale spinta verso di
essa, esplodeva il nazionalismo dei paesi colonizzati aspiranti
all'indipendenza. E' un nazionalismo che per certi aspetti assomiglia
a quello dei grandi movimenti d'indipendenza dell'Europa nel
diciannovesimo secolo.
Ma insieme all'indipendenza e alla libert dalle interferenze esterne
i popoli colonizzati miravano a raggiungere anche pi alti livelli di
organizzazione sociale e di progresso economico. Il movimento di
emancipazione procedeva spesso in parallelo con l'aspirazione
all'uguaglianza e alla giustizia sociali e combinando le idealit del
nazionalismo con quelle di un socialismo che talvolta  populista,
talvolta  marxista. Su queste aspirazioni e su queste aspettative ben
presto si innestava la rivalit tra le due superpotenze e il conflitto
tra comunismo e anticomunismo, le cui radici ideologiche rimanevano
generalmente estranee alla mentalit della maggioranza dei paesi ex
coloniali sotto l'influenza di culture e di religioni che non si
conciliavano con le ideologie razionalistiche e materialistiche
dell'Occidente. E' proprio attorno alla met degli anni '50, quando si
sviluppa la competizione tra le due superpotenze per attirare nella
propria area d'influenza le nazioni di nuova formazione, che nasce il
concetto di Terzo Mondo.
Originariamente esso si riferisce a tutti quei paesi che non
appartenevano n al mondo occidentale, industrializzato, guidato dagli
Stati Uniti, n a quello comunista, costituitosi attorno all'Unione
Sovietica. Negli anni '50, il decennio in cui il processo di
decolonizzazione entrava nella sua fase risolutiva e in cui nascevano
sulle ceneri degli imperi coloniali decine di nuovi stati, il concetto
di Terzo Mondo coincideva con quello di neutralit nel conflitto

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tra i due blocchi e di non allineamento sulle posizioni delle
superpotenze. I paesi "non allineati" sono quelli che in linea di
principio respingono la logica della guerra fredda, ma anche i valori
politici e culturali espressi dalle due ideologie che si disputano
l'egemonia mondiale rivendicando il diritto a riaffermare quelli della
propria tradizione religiosa e culturale. Riunitisi in una prima
grande Conferenza internazionale a Bandung (Indonesia) nell'aprile del
1955, 20 paesi non allineati approvavano una dichiarazione "per la
pace e per la cooperazione mondiale" che riaffermava i fondamentali
diritti umani, l'integrit territoriale di ogni stato indipendente, il
principio del non intervento e della non interferenza e l'astensione
dei paesi firmatari da ogni alleanza al servizio delle grandi potenze.
Insieme al non allineamento e alla difesa puntigliosa
dell'indipendenza recentemente acquisita, i paesi del Terzo Mondo
presentano, nella grande maggioranza, una condizione comune, quella
dell'arretratezza tecnologica e del sottosviluppo economico. Esse
emergono drammaticamente dal confronto tra i loro livelli di vita e le
loro capacit produttive e quelli dei paesi industrializzati, sia
dell'area occidentale che di quella comunista. Bastano alcune cifre,
relative alla situazione del 1955, per illustrare il fenomeno. Con una
popolazione di 1379 milioni, pari al 45,7% del totale, il Terzo Mondo
produceva per soli 192 miliardi di dollari, pari al 13,8 % del
prodotto mondiale. I dati corrispondenti per il mondo occidentale
erano una popolazione di 590 milioni, pari al 19,7% di quella
mondiale, con una produzione di 898 miliardi di dollari uguali al 65%
del prodotto mondiale. Nel mondo comunista una popolazione di 1035
milioni (34,6%) produceva per 292 miliardi di dollari (21,1%). Ancora
pi drammatico il confronto tra il reddito pro capite dei due
continenti in cima e in coda alla scala dell'economia mondiale e cio
Asia e America del Nord: 84 dollari contro 2600.
Per questa condizione di inferiorit economica i paesi del Terzo Mondo
scopriranno ben presto che la decolonizzazione non  l'indipendenza e
che, se essa pu rappresentare una svolta netta sul piano politico
rispetto ad una condizione di subordinazione e di servit, le
conseguenze del lungo retaggio coloniale riemergono sul piano delle
dipendenze e dello sfruttamento economico dei paesi pi ricchi e pi
avanzati nei confronti dei pi deboli. Il non allineamento nei
confronti delle superpotenze diventer per molti paesi del Terzo Mondo
pi difficile nel corso degli anni '60 per riacquistare peso e
significato solo nel corso degli anni '70, quando il bipolarismo della
politica mondiale si attenuer e pi alti ritmi di crescita economica
permetteranno ai paesi del Terzo Mondo di accrescere i loro livelli di
vita. Una migliorata padronanza delle tecnologie moderne e
l'eccezionale aumento dei prezzi delle materie prime in particolare
del petrolio, contribuiranno ad operare una massiccia ridistribuzione
della ricchezza dei paesi ricchi ad un nucleo di paesi in via di
sviluppo. Ci porter ad introdurre delle necessarie distinzioni tra i
paesi del Terzo Mondo, tra quelli in via di sviluppo e quelli le cui
condizioni rimangono invariate o addirittura si deteriorano
ulteriormente (paesi del Quarto Mondo, o Nord sviluppato rispetto al
Sud arretrato e povero).
